Test preliminari per prevenire problemi respiratori durante il volo

Quello di cui vorrei parlare in questo articolo, è uno dei problemi che più frequentemente colpisce coloro che, per lavoro o diletto, volano: le difficoltà respiratorie.

Con l’altitudine, infatti, pur rimanendo invariata la percentuale di ossigeno nell’aria inspirata, la pressione atmosferica tende a ridursi: si è ovviato a tale inconveniente pressurizzando la cabina, ma tale pressione è comunque inferiore a quella presente normalmente a livello del mare (565 mmHg contro i 760 mmHg a livello del mare); la conseguenza è una riduzione della pressione dell’ossigeno (a livello polmonare e arterioso) e della percentuale di emoglobina saturata con l’ossigeno.

L’organismo umano ovvia a tale problema con un aumento degli atti respiratori/minuti (per mezzo di un riflesso), atto che non causa alcun problema ai soggetti sani, ma che può provocare delle difficoltà respiratorie in soggetti già con problemi a carico di tale apparato (asma, patologie polmonari croniche ostruttive, pneumotorace, patologie polmonari restrittive, fibrosi cistica, ipertensione polmonare, sindrome della sleep apnea).

Il sintomo più frequente è la difficoltà a respirare, la comparsa di affanno, sudorazione, difficoltà a parlare, agitazione (dispnea).

Premettendo che le uniche patologie respiratorie che rappresentano una controindicazione assoluta al volo sono il pneumotorace, le cisti broncogene e una severa ipertensione polmonare, è raccomandabile sottoporre tutti i soggetti con problemi respiratori a una valutazione clinica e funzionale dell’integrità della funzione respiratoria durante il volo; il fine di tale valutazione è identificare i soggetti a rischio che potrebbero avere necessità di ossigeno durante il volo, e fornirglielo in caso di necessità.

I test finalizzati a tale valutazione sono fondamentalmente due:

  • walking test: consiste nel far camminare il soggetto per 50 metri (o per 6 minuti); l’incapacità del soggetto a effettuare tale test, o l’insorgenza di dispnea, indica la possibile necessità di ossigeno supplementare durante il volo;
  • test di simulazione dell’ipossia da altitudine: consiste nel far respirare al soggetto una miscela contenete il 15% di ossigeno e l’85% di nitrogeno tramite una maschera per 20 minuti; un ossimetro registra la saturazione dell’ossigeno e la sua pressione arteriosa, un ECG monitora l’eventuale insorgenza di aritmie. Il paziente viene considerato a rischio se la saturazione è < 85% o se la pressione arteriosa dell’ossigeno è < 50 mmHg.

A volte bastano piccoli accorgimenti per salvare una vita e compiere un volo sereno…….

Allego un articolo che tratta di queste problematiche, così da poter approfondire, per chi ne fosse interessato.

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